L’Angolo del Greg – Episodio 3

a cura di Angelo Gregotti

             

       Nella puntata precedente ho raccontato la mia esperienza nel settore del ricamo industriale negli anni ‘60 e la difficile comunicazione con l’azienda tedesca che produceva macchine da ricamo e si mostrava poco ricettiva nei confronti delle esigenze dei Clienti italiani.

Ricordo che in quel momento l’attività principale dell’Auriga era la produzione di cartoni Jacquard in cui venivano codificati i disegni-ricamo da inserire in un passaggio successivo sulle macchine da ricamo.

La prima ricamatrice fu prodotta in Germania da Wurker nel 1926, produzione che dismise all’inizio della seconda guerra mondiale per passare al settore degli armamenti.

Macchina da ricamo Wurker del 1926, in mostra presso showroom Studio Auriga

Agli inizi degli anni ’50 alcune aziende tedesche: Zangs, Marco e Marcus iniziarono la produzione delle macchine da ricamo multitesta: erano le uniche in Europa.

Nei primi anni ’70 sono venuto a conoscenza che macchine giapponesi a 6 colori erano state vendute in Inghilterra.

Poichè esistevano restrizioni doganali che non consentivano o contingentavano l’importazione di alcune categorie di macchine era necessario attendere fino al 1974.

Nel 1975, a Milano, si svolse l’ITMA, l’esposizione itinerante più importante per l’ndustria tessile-confezione.

Un evento speciale molto atteso che avveniva ogni 4 anni alternando Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Svizzera, le 5 nazioni europee più interessate ai vari processi di tessitura, finitura e nobilitazione del prodotto.

Tra gli espositori nel settore dedicato al ricamo vi era Tajima, azienda giapponese che presentava 2 modelli di macchine da ricamo: una 8 teste TMJR ed una 12 teste TMB a 6 colori.

Fu proprio in quella occasione che io e il mio socio svizzero Bruno Ecknauer realizzammo che Tajima era avanti anni luce rispetto alla tecnologia tedesca.

Maggiore velocità, cambio colore automatico, campi da ricamo di dimensioni maggiori e numero di teste raddoppiato, consentivano rese di produzione molto più redditizie, oltre ad un’eccezionale qualità del ricamo.

La Terrot-France, il cui titolare Mr. Leon Gelrubin aveva ottenuto la rappresentanza Tajima per l’Europa, mi contattò per offrirmi la rappresentanza per l’Italia e la Svizzera.

La proposta era molto allettante e mi offriva l’opportunità di conoscere un mondo completamente nuovo. Fui attirato da questa prospettiva.

Il mio entusiasmo per questa iniziativa fu però frenato dal fatto che Auriga era riconosciuta sul mercato italiano ed estero come il maggiore e più qualificato produttore di programmi ricamo.

Poichè la clientela utilizzava macchine di produzione tedesca, trattare macchinari di un’azienda concorrente avrebbe causato ai loro occhi un conflitto d’interesse ed una inevitabile rottura dei rapporti con le ditte fabbricanti che sino ad allora erano cordiali.

Dopo alcune settimane di riflessioni e di trattative condotte con grande capacità da Mr. Gelrubin, alla proposta di una collaborazione tecnica, finalmente eliminai tutte le mie remore ed accettai.

Nacque per questo scopo lo Studio Auriga che divenne partner della Terrot Mauser e rappresentante del marchio Tajima in Italia.

La collaborazione con questa società francese fu da subito molto proficua ed in perfetta armonia: io curavo la parte tecnica e loro quella commerciale.

Questo comportava frequenti viaggi in Giappone, ma di questo ti parlerò nel prossimo episodio ..

Leggi l’episodio successivo https://bit.ly/2HyFdOs

Torna al primo episodio della serie http://bit.ly/2njdXhr

 

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